Perché Socrate dava fastidio
Lezioni scomode per menti comode.
FILOSOFIA
Ludovica Fanelli
11/25/20253 min read
Socrate: quello che faceva domande quando tutti volevano risposte
Socrate oggi durerebbe quindici minuti sui social.
Non perché non fosse interessante, ma perché nessuno ha più la pazienza di ascoltare uno che invece di dirti cosa devi pensare… ti chiede perché lo pensi.
Uno così, nel 2025, lo bloccherebbero.
Lo segnalerebbero come “tossico”.
Lo chiamerebbero gaslighter.
E lui, tranquillo: “Io? So di non sapere. Voi invece siete sicurissimi di tutto - ed è già una diagnosi”.
Socrate non ha mai scritto nulla.
Zero. Nada. Vuoto cosmico.
Eppure è uno dei padri della filosofia occidentale.
Oggi, se non posti, non esisti. Lui invece non postava, eppure ha scolpito il cervello dell’Occidente. Un po’ come tua nonna che non sa cos’è il Wi-Fi ma quando parla, ti rovina emotivamente per i prossimi trent’anni.
Il suo metodo era semplice: fare domande.
Ma non quelle carine tipo: “Tutto bene?”
Domande scomode.
Di quelle che quando torni a casa ti viene voglia di fissare il muro in silenzio per tre ore.
Tipo:
Cos’è la giustizia?
Cos’è il bene?
Cos’è la verità?
Cos’è una vita giusta?
Domande così, senza tutorial, senza podcast di auto-aiuto.
Solo tu e il vuoto.
Conosci te stesso (ma davvero)
Uno dei motti attribuiti a Socrate è: “Conosci te stesso”.
Che oggi verrebbe tradotto in: “No, non ti basta sapere il tuo segno zodiacale, la tua dieta e il tuo trauma principale”.
Per Socrate, il problema non è che non sappiamo chi siamo. È che pensiamo di saperlo.
E invece stiamo andando in giro con un’identità presa in saldo, tutta fatta di frasi motivazionali e filtri presi in prestito.
La psicologia moderna lo chiamerebbe illusione di competenza.
Socrate lo chiamava: presunzione.
Secondo lui, il primo passo verso la saggezza non è diventare intelligenti.
È accorgersi di essere ignoranti.
Che detta così sembra una sconfitta, invece è l’inizio di tutto.
Perché se accetti che non sai, inizi a cercare.
E se inizi a cercare, inizi a vivere.
Oggi invece facciamo l’opposto: fingiamo di sapere per non sembrare vulnerabili.
Risultato: restiamo bloccati in vite che non abbiamo mai scelto davvero.
Socrate contro la società dell’opinione
Socrate non insegnava nei templi, nelle scuole, nei salotti chic.
Stava per strada. Nei mercati. Nelle piazze.
Fermava la gente e smontava le sue certezze come un meccanico dell’anima.
Oggi la piazza è un feed.
Solo che invece di dialogare, urliamo.
Invece di chiederci, ci etichettiamo.
Se Socrate fosse qui ora probabilmente farebbe dirette scomodissime tipo:
“Scusa, ma perché la pensi così?” E tu a rispondere: “Perché lo pensano tutti!”
E lui: “Quindi se tutti si buttano da un ponte, tu fai il livestream mentre voli?”
Socrate ce l’aveva a morte con la retorica facile, con chi parlava bene ma non pensava.
I sofisti di allora sono i guru di oggi. Quelli che ti vendono certezze pronte in 3 rate senza interessi.
Socrate non vendeva nulla. Creava disagio. Ma un disagio produttivo.
Tipo quando ti accorgi che stai vivendo male: è una tragedia… ma anche un’occasione.
Il vero teatro: dentro la testa
Il fulcro del pensiero socratico non è la morale, non è la politica, non è Dio.
È questo: l’essere umano è un campo di battaglia tra ignoranza e consapevolezza.
Secondo Socrate, nessuno fa il male volontariamente.
Lo fa perché non capisce davvero cos’è il bene.
Ora, detta così sembra una giustificazione da talk show.
Ma se ci pensi…
Quando scegli male, è quasi sempre perché vedi solo un pezzettino della realtà.
Perché non ti conosci abbastanza.
Perché non sei stato educato a pensare, ma solo a funzionare.
Socrate voleva persone sveglie.
Non produttive, non performanti. Sveglie.
E svegliarsi fa paura.
Perché poi, non puoi più fingere.
La morte come ultimo insegnamento
Socrate viene condannato a morte per aver “corrotto i giovani” e “introdotto nuove divinità”.
In pratica: rompeva troppo.
Gli amici gli propongono di scappare.
Poteva salvarsi. E lui niente. Resta. Beve la cicuta. Fine.
Non per eroismo da film, ma per coerenza.
Perché se predichi giustizia, poi devi viverla anche quando ti costa.
Oggi la coerenza è vista come rigidità.
Ma forse è solo una forma altissima di rispetto verso se stessi.
E qui Socrate diventa terribilmente attuale: quante volte ci tradiamo pur di stare comodi?
Quante volte scegliamo il compromesso al posto della verità?
Non siamo cattivi, ma abbiamo più paura di perdere consenso che noi stessi.
Socrate oggi: fastidioso, ma necessario
Socrate non ti rende felice.
Ti rende lucido.
E la lucidità non è una carezza. È una pugnalata gentile.
Non ti dice chi diventare.
Ti chiede perché sei diventato quello che sei.
In un mondo dove tutti vogliono dire la loro, lui ti insegna l’arte rarissima di fare silenzio e pensare.
E forse, nel caos motivazionale di oggi, tra life coach, astrologi emozionali e psicologi improvvisati, Socrate non sarebbe un influencer.
Sarebbe peggio.
Sarebbe quello che ti costringe a spegnere il telefono e a parlare con te stesso.
E lì, purtroppo o per fortuna, non esiste tasto “skip”.
Ciao da Ludo
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